Intervista tratta dal Magazine Italiaracing
A volte una stagione ti può cambiare la vita. Mirko Venturi lo sa bene, perché è quello che ha fatto il 2013 a lui. Il terzo posto nel Campionato Italiano Gran Turismo Classe GT3 (in coppia con Tommaso Maino) lo ha portato sotto i riflettori: con all'attivo tre successi, sei pole position, altri due podi e con il giro più veloce della corsa fatto suo in più di metà delle gare, nove su quattordici, Mirko ha chiuso l'anno come uno degli esponenti più veloci del movimento italiano a ruote coperte. Sarà per questo che improvvisamente, dopo anni di relativa tranquillità, la sua agenda racing per il 2014 si è improvvisamente fatta molto fitta con impegni in tre campionati diversi, tutti in campo internazionale: con il team Black Bull, squadra con cui il sodalizio dura dal 2010, si cimenterà nell'International GT Open. Con il Team Spirit of Race negli Stati Uniti ha partecipato alla 12 Ore di Sebring e ha in programma altre gare dell'USCC, e a questo va ad aggiungersi l'impegno nel World Endurance Championship, con l'AF Corse nella GTE-Am.
Allora Mirko, in un anno la tua carriera è esplosa, qual è la sensazione?
"Decisamente appagante, ma sono quasi più contento per la Black Bull che mi ha supportato in questi anni facendo sempre un lavoro di alta classe e permettendomi di mettermi in luce. Posso dire che io sono il frutto del loro lavoro, non avrei ottenuto nulla senza Black Bull”.
Sebring, che esperienza è stata per te?
“Entrare nella serie USCC è stato importante, ma francamente non so se parteciperò ad altre prove di questa categoria, per ora non è in programma. A Sebring è stato tutto nuovo, elettrizzante, ho girato in condizioni estreme, assieme ai prototipi e di notte. Non ero abituato a guardare sempre negli specchietti per il timore di non intralciare le LMP. E’ stato un battesimo del fuoco, ma sicuramente un gran bell'allenamento per la 24 Ore di Le Mans. Correre in America è stato tutta un’altra storia rispetto a quanto ero abituato dalle nostre parti. Per la 12 Ore di Sebring ho contato qualcosa come duecento bilici, il pubblico poi era da paura e faceva un certo effetto vedere nel paddock, e al volante, i grandi piloti della Indycar. Insomma, mi è piaciuto tantissimo vivere questa esperienza, ho respirato motorsport a 360 gradi come mai mi era capitato prima”.
Cosa ti aspetti dall'esperienza nel WEC? Significa essere al via di Le Mans, con due compagni di buon livello come Cioci e Perez Companc...
"Marco è un Pro a tutti gli effetti, mi trovo bene con lui, solo da imparare. Correre per AF Corse è un bel salto in avanti, sarà per me un ambiente diverso, non sarò più nel mio guscio, quello della Black Bull. AF Corse è una grossa realtà, ma confido in Cioci, imparerò tanto da lui. Perez Companc è una persona squisita, uno con cui uscire la sera”.
Abbandonerai completamente le gare italiane per dedicarti ai programmi internazionali, c'è forse un po' di polemica con la gestione dell'automobilismo in Italia?
"Dopo aver corso nel 2013 nel GT Italiano, purtroppo mi sento di poter dire che è una categoria che morirà. Noi come Black Bull siamo usciti e non saremo l'ultimo team a lasciare il campionato. Servirebbe un altro tipo di consapevolezza da parte di chi gestisce la serie, la capacità di far sentire alle squadre che si rema tutti dalla stessa parte, con un unico obiettivo che deve essere il successo del campionato, ma al contempo con la massima pulizia e trasparenza. Alla fine, se abbiamo scelto l'Open, è anche perché lì le scelte sul Balance of Performance sono più ragionate, e infatti il BoP è a più lungo termine rispetto al nostro. Invece, in Italia si preferisce cercare terreno fertile nella non chiarezza e se si continua così non c'è via di scampo".
E poi? Voglia di mettersi alla prova in un contesto diverso?
"Assolutamente sì. Guardate al GT Open: nell'Italiano il mio rivale più duro era Postiglione, lì di Postiglione ne troverò almeno tre o quattro per non dire di più. Contro piloti come Pantano, Razia, Van der Drift solo per citarne alcuni, ci si mette davvero alla prova. Sarà educativo, sarà bello anche saper accettare la sconfitta, se sarà questo il caso. Sono questi i campionati con cui bisogna confrontarsi, quelli dove ad ogni gara sono tantissimi quelli che possono vincere. Se l'ottanta per cento delle gare se le aggiudica un pilota solo, allora lì c'è qualcosa che non va.
Se nel WEC sarai con AF Corse, per il GT Open non hai abbandonato Black Bull. Cosa ti lega alla scuderia gestita da Roberto Venieri?
"Con loro ho gareggiato la prima volta alla fine del 2009 e si è subito instaurato un buon rapporto. Poi, man mano che passavano le gare, ci siamo legati e non solo a suon di risultati. A livello umano, io ho un carattere un po' particolare, e con gli anni sono… peggiorato. Loro sanno come prendermi, e anche mia moglie che in genere quando corro è sempre preoccupata, è più tranquilla se sa che sono con loro. Ai ragazzi di Black Bull piace avere un pilota che bada al sodo senza fare tanti discorsi, e a me piace essere in un team dove sento di essere benvoluto, dove mi coccolano, anche se senza esagerare".
Nell'Open avrai come compagno Joel Camathias, come pensi che vi troverete insieme?
"Credo che per Joel il nostro team possa essere la soluzione ideale. Se si guarda alla sua storia come pilota è uno che nel contesto giusto, con un team che gli dava fiducia e un compagno di squadra veloce, ha sempre fatto la sua parte più che bene. L'accoppiata Black Bull-Venturi, se così si può dire, può dargli proprio questo. Io e il team abbiamo perfezionato il pacchetto in cinque anni di competizioni, e siamo talmente affiatati da non rappresentare più una variabile bensì una certezza. Quindi Joel correndo con noi ha la tranquillità che tutte le risorse della squadra saranno concentrate su di lui, sull'andare incontro alle sue necessità. Certo, non conosciamo le Dunlop che vengono utilizzate nel campionato, ma con il nostro staff credo che non ci metteremo molto a capire come trarne il massimo".
Sai già se correrete come GT3 Pro, con modifiche alla vettura che vi permetterebbero di lottare con le GT2?
"Non lo so, ma io e Joel siamo due piloti 'Silver' quindi spero che ci lascino gareggiare nella normale GT3, perché è lì che c'è il vero confronto, è lì che gareggiano i più forti. Gareggiando contro le GT2 andremmo a giocarci l'assoluta, ma giudicando dal 2013 gli equipaggi che ci sono in quella Classe non ci garantirebbero lo stesso livello di sfida".
Hai provato Sebring, e tra WEC e Gt Open quest'anno gareggerai su ben quindici piste diverse. Quali sono i tracciati che prediligi?
"Quelli selettivi. Non conoscevo Portimao e Jerez, e dopo averle provate preferisco Jerez. Non amo le piste con le vie di fuga ampie come parcheggi da supermercato, sono più per quelle vecchio stampo che puniscono gli errori. Come Jerez appunto, o come era Spa prima che mettessero le vie di fuga in asfalto chilometriche all'Eau Rouge e a Pouhon. Che poi, a voler essere sinceri, basterebbe avere dei direttori di gara seri che facessero davvero rispettare i limiti della pista. A pensarci bene potrebbe essere uno dei miei passatempi quando smetterò di correre, fare il direttore di gara. Farei paura a tanti, lo garantisco, sarei molto più severo rispetto agli standard attuali".